visitato *loading* volte
Come fossi lì,
senti due braccia buone
che di qualsiasi male
contengono il pianto;
che abbracciano
la tua divina solitudine.
Lacrime così trasformate, per amore,
in acqua sorgiva chiara e fresca.
Credo che questo sia un momento storico. Il fautore è un uomo di buona cultura, di ottima
sensibilità umanistica e civile: Walter Veltroni. È riuscito, con garbo ed eleganza, a determinare una campagna elettorale degna di un paese civile, democratico, unito. Qualsiasi sia il suo futuro percorso politico dovremo ricordarlo come l’ostetrico della terza repubblica: il vagito l’ho distinto chiaramente alla notizia della cortese telefonata di congratulazioni che ha fatto al suo avversario politico.
Sulla scia della stessa responsabilità civica di quest’uomo, sarebbe molto bello se tutti, con spirito certamente critico, come bisogna sempre avere, ma comunque tutti dicessero viva il Nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Lo valuteremo, saremo attenti alle sue mosse, al percorso di governo, alla linea che vorrà imprimere a questo nostro paese. Ma cerchiamo comunque di lavorare tutti insieme, senza preconcetti né ostracismi.
Non sono d’accordo con chi se la prende con gli italiani per il voto: vuol dire che chi lo fa è convinto di possedere una qualche verità ed una supposta superiore capacità valutativa rispetto agli altri. Gli unici con cui prendersela, al massimo, sono coloro che non esercitano il proprio diritto al voto.
Una nota a margine, politicamente scorretta (o no?): questo governo, qualsiasi governo possibile, è colpa e merito delle donne del nostro paese. Ho infatti appreso che fra camera e senato le donne potrebbero esprimere circa 4 MILIONI DI VOTI in più di noi maschietti: se si lamentano per una società maschilista o che comunque non facilita o valorizza il loro ruolo nella società, smettessero pure perché è solo colpa loro. Se volessero, potrebbero fare come gli pare. A chi ha a cuore la questione femminile dico di fare come ha fatto l’ONOREVOLE (per davvero!) Veltroni: proporre delle idee ispirate, fare propaganda, attività di sensibilizzazione civili, serene, pacifiche. Senza gli estremi del femminismo o di una qualsivoglia arroganza né criminalizzazione dell’Altro.

L’Altro, che sia per noi
Ogni volta che vado nella mia città di origine, ho sempre l’impressione di tornare. So che è solo un’illusione.
Magari ci fosse un luogo, anche solo simbolico, in cui tornare. O forse no.
Le ultime due volte poi, ho proprio messo alla prova questa sensazione: ho percorso, in parte a piedi, tutta la costa che frequentavo da piccolo, seguendo mio padre che andava a pesca (per gli oriundi: dall’ANMI a Boccadoro) trattenendomi lungamente ad Ariscianne (ho già scritto a proposito di questo luogo) cuore pulsante di una sorta di nostalgico spazio dell’infanzia.
L’ultima esperienza sul ritorno l’ho fatta qualche giorno fa incontrando persone che non vedevo da anni e che appartenevano alla mia adolescenza (per un resoconto dettagliato vedi http://www.papagnol.com/dblog/ per i commenti ed un articolo giornalistico e http://agatalibera.spaces.live.com/ per i commenti e le fotografie).
Con alcuni di loro mi legava un’esperienza, quella dello scoutismo, che, in qualche modo, lega profondamente per sempre. Forse perché è una cosa seria. Molto divertente, ma molto seria. Che mette sempre di fronte alla nudità, al mettersi in gioco. Con queste persone c’è stata una facilità di sintonizzazione, istintiva e forse ingiustificata ma comunque percepibile: nonostante questo è stato un incontrare persone sostanzialmente nuove: le stesse nell’aspetto – più o meno, c’era infatti qualche panza notevole, vero sbaraus?!? ;))) – ma per il resto molto nuove.
“Fiiigo!”
Come quando sono andato a Riscianne e tutto era diverso. Perché sono cambiato io, l’altro, i luoghi.
Allora tornare è solo un’illusione. Ed è bello che sia così: è sempre un viaggio in avanti.
È stato un piacere conoscere tutti quelli “nuovi nuovi”, con particolare menzione ad Agatalibera, Mariella, Manu, Vino, con i quali ho potuto scambiare qualche chiacchiera.
Per il resto, quando c’è tanta gente, diventa difficile conoscersi meglio, per me in particolare diventa impossibile. Chiedo scusa a chi non sono riuscito, seppur fuggevolmente, ad incontrare: magra consolazione, costui sa di poter contare su di me se si dovesse trovare in un naufragio :))))))))
“Uno scout è un uomo passabile in un salotto, indispensabile in un naufragio” Baden Powell
Nel mio lavoro, la realtà sta sempre sullo sfondo. Le figure in primo piano sono altre.
La realtà, tanto, è impossibile da vivere.
È solo perché ci costruiamo una strada, una piccola strada che ne lascia altre milioni fuori – che lascia fuori enormi pezzi di realtà – che riusciamo a vivere, in qualche modo.
Perciò viviamo in una porzione di realtà. È utile la metafora dei 5 sensi: ci sono una marea di elementi di questa realtà che non possiamo percepire.
Uno
- dico uno chiunque -
allora,
se lo capisce,
si arrende.
Se trova un buon amico, se lo tiene. Se si illude di avere più di tre o quattro amici, non può aver capito.
Perché abbiamo un limite. Abbiamo una pelle, non possiamo uscire di lì. Abbiamo un tempo, neanche da lì possiamo uscire. Ah, certo, uno – sempre quel chiunque – può essere ricordato anche dopo il suo tempo, anche per secoli. Ma chi se ne frega… qualcuno crede di conoscere Dante o Shakespeare? Voglio dire: chi conosce davvero gli esseri umani che furono? Chiunque, sempre lo stesso chiunque, conosce quello che hanno scritto, ma non come si svegliavano la mattina, che faccia di cuscino avevano dico, a che battute sorridevano, il loro inconfondibile tono di voce, come salutavano e come guardavano quando non volevano essere visti.
In realtà chiamiamo Dante, pensando di conoscerlo, un astratto amanuense dello spirito, che in quell’uomo ha ispirato i mezzi e la volontà per una scrittura così straordinaria. Null’altro. Un chiunque straordinario. Ma un chiunque, per noi.
La realtà è impossibile. Scegliere una strada, contemplando serenamente le altre rende questa vita, per quanto poco, possibile.

Perché le cicale
quel bordone costante
momenti
da piccolo
niente scuola
‘che cielo’
e sotto il tufo un rospo
‘adesso ti faccio una casa’
e lì c’era caldo
ed anche il sorriso
ad aspettare mio padre che uscisse dal mare
con una zappetta in mano
a cambiare il corso dei ruscelli
a pescar girini
‘un nido d’api!’
certo che fa male
ma non è niente
è già passato
passato
Ed ora esigo le scuse di Papagnol......

Noci

Alloro, rosamrino, salvia, aglio (direttamente dall'orto di famiglia)

Origano, sempre dallo stesso orto

Olio

Pesche sciroppate, stesso orto

Salsa

Peperoni arrostiti, stesso orto

Olive

Pelati

Pomodori secchi sott'olio

Marro congelato, fatto in casa e cotto nel forno dello stesso orto

Salsizz, d cavèdd ovviamend, tagghj-t a pand d curtid, congelata

Parmigiana, congelata

Peperoncino, stesso orto, congelato

Taralli

Ragu (U soug), congelato - scongelato oggi


CIme di rape!!

VIno, notare la linea lasciata sopra tipica du mir tust
Ed è un periodo di magra....

Qualche giorno a Barletta
a rimpinzarmi come solo le donne del sud sanno e possono fare per i figli lontani quando tornano.
Un po' di tempo passato con i cari
una serata divertente a casa di un compagno delle scuole medie (!!) che ha comprato una piccola casetta da single vicino alla cattedrale
un po' di tempo a guardare il mare ed i suoi mille volti di cui almeno due vi voglio far vedere
Porto di Barletta, braccio di levante, venerdì 15 febbraio 2008, ore 17.00 circa

Levante, sabato 16 febbraio 2008, ore 11 circa (dopo non più di 18 ore)

A completare il quadro il MEDIATORE (bellissimo gioco di carte nato a Barletta e giocato quasi solo lì) con i parenti: a quel tavolo che da bambino sembrava sacro, non ci si poteva avvicinare troppo, non ci si poteva sedere neanche se appariva la madonna dello sterpeto, e dove si parlava una lingua dai toni aspri e antichi

PS per gli addetti ai lavori: (ovviamente il "triombo" non era a coppe!!)
Infine, dato l'entusiasmo con cui è stato accolto il post sulle "cozze" di cui ho fatto una immancabile scorpacciata, mi sono divertito tra il serio ed il faceto, a dire il vero molto più faceto, vabbè solo faceto
a scrivere una "Ode alla Cozza" come il figlio minorato di Dante, in un momento di ubriachezza non molesta, avrebbe potuto scrivere :))
Ode alla Cozza
Nella terra dove, tre anni cen’ pria
che il sole sorgesse in Betlém
il sangue de’ Marsi accolse il maggiore
de’ Bardi, ma illiri amendue
e tra l’un fiume Aufido che ancora segna
a Skyron i confini con la ligna degl’Apuli
e l’altro ad Euros sopito Aveldìo
che dormiente giacque folta palude
di selva selvaggia ed aria mala,
lì trovasi oggi una schiatta
che da contadini e piscatori discende
e fra l’antiche rue si veda
la frangia marina e l’altra di terra.
Tali sono l’origini loro mischiate
che bene fanno alimento dell’uno e dell’altro;
ma fra i doni che Nettuno benigno dispensa
v’è n’è uno che segna la die Dominica
e tanto diletta e aggrada le genti
che ora m’occorre cantarla,
e questa è la cozza nera e marina
di carni gustose saziata
un poco piccante e dolce e salata
che tutto il piacere riempie.
Cruda pura è il diletto maggiore
ma anco con aglio e prizzemolo,
arracanata, servita co’ paternostri,
o ancora impepata la cozza vien consumata.
Non si dica poi malo costume manducar
cruda la cozza ché ogni fanciullo
uomo non fatto se il giallo frutto non saggia;
e giusta la festa chiamar non si puote
se ‘l frutto non sveste pria del primo portato.
Oh cozza, piccante compagna de’ pasti
saporito rendi il banchetto e dolce il ricordo
qual mai ti possa scordar
ché ad ogni dove il bardulo vada
sempre ti cerca finché non ti truova
e allora un poco del pelago suo
un poco della sua fanciullezza risente
e naufragar gli è dolce in quel sapore.
NdR I Marsi ed i Bardi sono due popoli dell'Illiria (fascia costiera orientale del Mare Adriatico) che si insediarono e diedero vita all'insediamento dell'attuale Barletta; la maggior parte dei Marsi (pastori transumanti) se ne andò in abruzzo, qualcuno intorno, se non ricordo male, al VII - VIII sec aC si insediò nella zona dell'attuale barletta e nel 350 aC arrivarono i Bardi che diedero il nome alla città (Bardulos) in onore del loro eroe Bardylis. In quell'epoca ed ancora almeno fino al 1500 barletta era tra l'Auphidus (Ofanto, ancora esistente; a nord-ovest cioè Skyron) e l'Alvedium (a sud-est cioè Euros): quest'ultimo scorreva in Ariscianne, dove infatti c'è ancora molta acqua incanalata dopo la bonifica: prima della bonifica era un ambiente paludoso e c'era un sacco di selvaggina ma anche la malaria e, mi dicono i nonni, ma non so se è vero, vi si nascondevano i briganti o addirittura ho sentito dire pirati.
Ancora sull’onda di De Andrè che sto ascoltando tra un impegno e l’altro…
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior… 
Quanto si potrebbe dire delle cose belle buone e vere che nascono dalle cose brutte, inutili, umili, di scarto o ritenute tali come la pietra scartata dai costruttori che è divenuta testata d’angolo. Ma sarebbe troppo, vi annoierei e ne verrebbe fuori un libro… noioso
Allora vi dico la prima cosa che mi è venuta in mente
Da piccolo, quando andavo in campagna con mio padre, o ‘mbirn, dalle parti di riscianne, con il mare a 10 mt.. (credo si chiamasse inferno – questa la traduzione – mi corregga chi può, perché prima della
bonifica fatta dal pelato i-ttaliano, quella era una zona acquitrinosa infestata di zanzare portatrici di malaria e quant’altro; ho sentito sia stata utilizzata anche come rifugio di briganti)
Lì, dove mio padre aveva un’orticello, c’erano spesso cumuli di letame pronti ad essere mischiati con la rana
(con la sabbia componente principale di quei terreni).
Mi ricordo quell’odore come una cosa buonissima.
Sì, odore buono…
Ancora oggi quando, raramente, mi è capitato di sentirlo non ha mai saputo di cattivo.
Da piccolo (ma l’ho rifatto anche qualche mese fa) mi arrampicavo sulla montagna di letame dove inventavo i miei giochi. E già avvertivo la profonda unità del tutto. E che le cose buone non possono che venire da questa unità.
Sì, lo so, è cacca!! E allora?
Ecco, la risposta giusta (!)
E allora?

Innanzitutto va chiarito che quando si dice cozza a Barletta si intende tutto ciò che abita
il mare con un
esoscheletro: perciò oltre alle cozze dette propriamente, anche ostriche, tartufi (dette cozze noce), pelose, canestrelle
, cannolicchi, ricci e così via.., La vera regina di questo antipasto che per proteine e grassi potrebbe essere 
già tutto il pasto è la cozza nera.
Ma se è lei la regina il re è senza dubbio il riccio di mare, per il quale il barlettano verace e vorace potrebbe anche uccidere
Ebbene, perchè non potrei mai rinnegare le mie radici una domenica di febbraio mi vesto così a decine di km dall'acqua salata più vicina
Qualche volta mi sono svestito e vestito sotto un maestrale con 4 gradi... ma visto che ora ho delle comodità (vedi una casa mia), perchè non sfruttarle.
Anche se la gente per strada si girava pensando che fossi uno sciroccato in ritardo sul carnevale...
In ogni caso infilarsi la muta sotto la doccia e dopo guidare così bardato non è una cosa semplicissima... ma almeno è una cosa calda
Il risultato di queste fatiche è il seguente. Ne vale la pena? Non ho dubbi: sempre. Anche se fossi uscito dall'acqua a mani vuote...

P.S.: quest'ultima foto è dedicata alla Regina Nunzia ;)
Ecco parte della mia cena di questa sera. Cos'è? Invito chi lo conosce senza dubbio a trattenersi qualche minuto per lasciare agli altri il tempo ed il gusto di scervellarsi... ;)))
