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Nel mio lavoro, la realtà sta sempre sullo sfondo. Le figure in primo piano sono altre.
La realtà, tanto, è impossibile da vivere.
È solo perché ci costruiamo una strada, una piccola strada che ne lascia altre milioni fuori – che lascia fuori enormi pezzi di realtà – che riusciamo a vivere, in qualche modo.
Perciò viviamo in una porzione di realtà. È utile la metafora dei 5 sensi: ci sono una marea di elementi di questa realtà che non possiamo percepire.
Uno
- dico uno chiunque -
allora,
se lo capisce,
si arrende.
Se trova un buon amico, se lo tiene. Se si illude di avere più di tre o quattro amici, non può aver capito.
Perché abbiamo un limite. Abbiamo una pelle, non possiamo uscire di lì. Abbiamo un tempo, neanche da lì possiamo uscire. Ah, certo, uno – sempre quel chiunque – può essere ricordato anche dopo il suo tempo, anche per secoli. Ma chi se ne frega… qualcuno crede di conoscere Dante o Shakespeare? Voglio dire: chi conosce davvero gli esseri umani che furono? Chiunque, sempre lo stesso chiunque, conosce quello che hanno scritto, ma non come si svegliavano la mattina, che faccia di cuscino avevano dico, a che battute sorridevano, il loro inconfondibile tono di voce, come salutavano e come guardavano quando non volevano essere visti.
In realtà chiamiamo Dante, pensando di conoscerlo, un astratto amanuense dello spirito, che in quell’uomo ha ispirato i mezzi e la volontà per una scrittura così straordinaria. Null’altro. Un chiunque straordinario. Ma un chiunque, per noi.
La realtà è impossibile. Scegliere una strada, contemplando serenamente le altre rende questa vita, per quanto poco, possibile.

Perché le cicale
quel bordone costante
momenti
da piccolo
niente scuola
‘che cielo’
e sotto il tufo un rospo
‘adesso ti faccio una casa’
e lì c’era caldo
ed anche il sorriso
ad aspettare mio padre che uscisse dal mare
con una zappetta in mano
a cambiare il corso dei ruscelli
a pescar girini
‘un nido d’api!’
certo che fa male
ma non è niente
è già passato
passato
Ed ora esigo le scuse di Papagnol......

Noci

Alloro, rosamrino, salvia, aglio (direttamente dall'orto di famiglia)

Origano, sempre dallo stesso orto

Olio

Pesche sciroppate, stesso orto

Salsa

Peperoni arrostiti, stesso orto

Olive

Pelati

Pomodori secchi sott'olio

Marro congelato, fatto in casa e cotto nel forno dello stesso orto

Salsizz, d cavèdd ovviamend, tagghj-t a pand d curtid, congelata

Parmigiana, congelata

Peperoncino, stesso orto, congelato

Taralli

Ragu (U soug), congelato - scongelato oggi


CIme di rape!!

VIno, notare la linea lasciata sopra tipica du mir tust
Ed è un periodo di magra....

Qualche giorno a Barletta
a rimpinzarmi come solo le donne del sud sanno e possono fare per i figli lontani quando tornano.
Un po' di tempo passato con i cari
una serata divertente a casa di un compagno delle scuole medie (!!) che ha comprato una piccola casetta da single vicino alla cattedrale
un po' di tempo a guardare il mare ed i suoi mille volti di cui almeno due vi voglio far vedere
Porto di Barletta, braccio di levante, venerdì 15 febbraio 2008, ore 17.00 circa

Levante, sabato 16 febbraio 2008, ore 11 circa (dopo non più di 18 ore)

A completare il quadro il MEDIATORE (bellissimo gioco di carte nato a Barletta e giocato quasi solo lì) con i parenti: a quel tavolo che da bambino sembrava sacro, non ci si poteva avvicinare troppo, non ci si poteva sedere neanche se appariva la madonna dello sterpeto, e dove si parlava una lingua dai toni aspri e antichi

PS per gli addetti ai lavori: (ovviamente il "triombo" non era a coppe!!)
Infine, dato l'entusiasmo con cui è stato accolto il post sulle "cozze" di cui ho fatto una immancabile scorpacciata, mi sono divertito tra il serio ed il faceto, a dire il vero molto più faceto, vabbè solo faceto
a scrivere una "Ode alla Cozza" come il figlio minorato di Dante, in un momento di ubriachezza non molesta, avrebbe potuto scrivere :))
Ode alla Cozza
Nella terra dove, tre anni cen’ pria
che il sole sorgesse in Betlém
il sangue de’ Marsi accolse il maggiore
de’ Bardi, ma illiri amendue
e tra l’un fiume Aufido che ancora segna
a Skyron i confini con la ligna degl’Apuli
e l’altro ad Euros sopito Aveldìo
che dormiente giacque folta palude
di selva selvaggia ed aria mala,
lì trovasi oggi una schiatta
che da contadini e piscatori discende
e fra l’antiche rue si veda
la frangia marina e l’altra di terra.
Tali sono l’origini loro mischiate
che bene fanno alimento dell’uno e dell’altro;
ma fra i doni che Nettuno benigno dispensa
v’è n’è uno che segna la die Dominica
e tanto diletta e aggrada le genti
che ora m’occorre cantarla,
e questa è la cozza nera e marina
di carni gustose saziata
un poco piccante e dolce e salata
che tutto il piacere riempie.
Cruda pura è il diletto maggiore
ma anco con aglio e prizzemolo,
arracanata, servita co’ paternostri,
o ancora impepata la cozza vien consumata.
Non si dica poi malo costume manducar
cruda la cozza ché ogni fanciullo
uomo non fatto se il giallo frutto non saggia;
e giusta la festa chiamar non si puote
se ‘l frutto non sveste pria del primo portato.
Oh cozza, piccante compagna de’ pasti
saporito rendi il banchetto e dolce il ricordo
qual mai ti possa scordar
ché ad ogni dove il bardulo vada
sempre ti cerca finché non ti truova
e allora un poco del pelago suo
un poco della sua fanciullezza risente
e naufragar gli è dolce in quel sapore.
NdR I Marsi ed i Bardi sono due popoli dell'Illiria (fascia costiera orientale del Mare Adriatico) che si insediarono e diedero vita all'insediamento dell'attuale Barletta; la maggior parte dei Marsi (pastori transumanti) se ne andò in abruzzo, qualcuno intorno, se non ricordo male, al VII - VIII sec aC si insediò nella zona dell'attuale barletta e nel 350 aC arrivarono i Bardi che diedero il nome alla città (Bardulos) in onore del loro eroe Bardylis. In quell'epoca ed ancora almeno fino al 1500 barletta era tra l'Auphidus (Ofanto, ancora esistente; a nord-ovest cioè Skyron) e l'Alvedium (a sud-est cioè Euros): quest'ultimo scorreva in Ariscianne, dove infatti c'è ancora molta acqua incanalata dopo la bonifica: prima della bonifica era un ambiente paludoso e c'era un sacco di selvaggina ma anche la malaria e, mi dicono i nonni, ma non so se è vero, vi si nascondevano i briganti o addirittura ho sentito dire pirati.
Ancora sull’onda di De Andrè che sto ascoltando tra un impegno e l’altro…
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior… 
Quanto si potrebbe dire delle cose belle buone e vere che nascono dalle cose brutte, inutili, umili, di scarto o ritenute tali come la pietra scartata dai costruttori che è divenuta testata d’angolo. Ma sarebbe troppo, vi annoierei e ne verrebbe fuori un libro… noioso
Allora vi dico la prima cosa che mi è venuta in mente
Da piccolo, quando andavo in campagna con mio padre, o ‘mbirn, dalle parti di riscianne, con il mare a 10 mt.. (credo si chiamasse inferno – questa la traduzione – mi corregga chi può, perché prima della
bonifica fatta dal pelato i-ttaliano, quella era una zona acquitrinosa infestata di zanzare portatrici di malaria e quant’altro; ho sentito sia stata utilizzata anche come rifugio di briganti)
Lì, dove mio padre aveva un’orticello, c’erano spesso cumuli di letame pronti ad essere mischiati con la rana
(con la sabbia componente principale di quei terreni).
Mi ricordo quell’odore come una cosa buonissima.
Sì, odore buono…
Ancora oggi quando, raramente, mi è capitato di sentirlo non ha mai saputo di cattivo.
Da piccolo (ma l’ho rifatto anche qualche mese fa) mi arrampicavo sulla montagna di letame dove inventavo i miei giochi. E già avvertivo la profonda unità del tutto. E che le cose buone non possono che venire da questa unità.
Sì, lo so, è cacca!! E allora?
Ecco, la risposta giusta (!)
E allora?

Innanzitutto va chiarito che quando si dice cozza a Barletta si intende tutto ciò che abita
il mare con un
esoscheletro: perciò oltre alle cozze dette propriamente, anche ostriche, tartufi (dette cozze noce), pelose, canestrelle
, cannolicchi, ricci e così via.., La vera regina di questo antipasto che per proteine e grassi potrebbe essere 
già tutto il pasto è la cozza nera.
Ma se è lei la regina il re è senza dubbio il riccio di mare, per il quale il barlettano verace e vorace potrebbe anche uccidere
Ebbene, perchè non potrei mai rinnegare le mie radici una domenica di febbraio mi vesto così a decine di km dall'acqua salata più vicina
Qualche volta mi sono svestito e vestito sotto un maestrale con 4 gradi... ma visto che ora ho delle comodità (vedi una casa mia), perchè non sfruttarle.
Anche se la gente per strada si girava pensando che fossi uno sciroccato in ritardo sul carnevale...
In ogni caso infilarsi la muta sotto la doccia e dopo guidare così bardato non è una cosa semplicissima... ma almeno è una cosa calda
Il risultato di queste fatiche è il seguente. Ne vale la pena? Non ho dubbi: sempre. Anche se fossi uscito dall'acqua a mani vuote...

P.S.: quest'ultima foto è dedicata alla Regina Nunzia ;)
Ecco parte della mia cena di questa sera. Cos'è? Invito chi lo conosce senza dubbio a trattenersi qualche minuto per lasciare agli altri il tempo ed il gusto di scervellarsi... ;)))

Ieri sera serata De Andrè: grande poesia, grande ironia. Maestro di parole e sentimenti e di tolleranza.
Ma alla sorte non manca il senso dell'ironia
La serata comincia con i carabinieri chiamati dalle proprietarie (tre mamme, così si dichiarano) perchè c'era un ubriaco che voleva assistere: a me ed ai miei amici non è parso avesse dato fastidio, tranne quando sono venuti i carabinieri a portarlo via. Non dirò male nè delle proprietarie nè dei carabinieri: facevano il loro mestiere. E anch'io volevo che se ne andasse.
Così hanno cominciato a cantare. Tutto a posto? No, perchè al tavolo dietro il mio un gruppo di 5 ragazze urlava la propria insipienza del vivere, senza sosta, nonostante diversi tentativi di azzittirle ricordando loro che a volte si può anche ascoltare senza parlare. Ma niente. Ho provato ad offrirgli 5 biglietti per "Scusa ma ti chiamo amore" di Moccia. L'avevano già visto 2 volte. Peccato. Quelle non sono state cacciate. Quelle non le ho cacciate. Non dirò male solo di loro: perchè IO non riuscivo ad essere duro con loro, forse perchè non erano ubriache o pazze o straniere. Intanto ho dedicato a tutte loro questo passaggio:
Andrai a vivere con Alice che si fa il whiskey distillando fiori, o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori?
O resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro, senza chiederti come mai
Continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai?
Ma tanto non hanno capito.
Adesso mentre scrivo penso che forse, dovrei essere più tollerante anche con me stesso. Perchè siamo gente, siamo umani, non come quello che si faceva chiamare Gesù di cui De Andrè, ateo, cantava, che "inumano è pur sempre l'amore di chi rantola senza rancore perdonando con l'ultima voce chi lo uccide fra le braccia di una croce". Inumano, impossibile. Me lo ripeto, ma non scioglie comunque tutti i miei dubbi.
Il titolo di questo post è l'incipit di Creuza de ma, mulattiera di mare: è dedicata alla figura dei marinai e alle loro vite da eterni viaggiatori; tornati dal mare, mentre la luna si mostra nuda, vanno nella taverna dell'Andrea a mangiare svariati cibi tipici genovesi. De Andrè racconta le loro sensazioni, il loro eterno andare e venire. Tra mare e terra, difficle irrigidirsi: scuola di tolleranza. Per chi vuole ascoltare, ovviamente.
L'universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d'un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. (J.L.Borges, La Biblioteca di Babele, Finzioni). La Biblioteca è dunque totale e coincide con l’universo: i suoi scaffali registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici e quindi i libri registrano tutto ciò che è dato esprimere, in tutte le lingue del passato, del presente e del futuro. La stragrande maggioranza dei libri non è altro che una confusione di lettere senza senso, è cioè frutto della mera combinazione meccanica dei simboli. Cinquecento anni fa, il capo d'un esagono superiore trovò un libro tanto confuso come gli altri, ma vi erano quasi due pagine di scrittura omogenea, verosimilmente leggibile. […]Poté infine stabilire, dopo ricerche che durarono quasi un secolo, che si trattava d'un dialetto samoiedo-lituano del guaraní, con inflessioni di arabo classico. Si decifrò anche il contenuto
Ignorando questo illustre precursore qualcuno ha fantasticato (e realizzato) sul sapere come combinazione più o meno casuale di elementi, addomesticando questo angosciante labirinto con un po’ di intelligenza informatica. Senza poter tacere un corollario di questa possibilità: per qualche frase (o libro nel nostro caso) di senso ve ne sono migliaia (oggi sappiamo almeno 85000) frutto più che altro di un’arte combinatoria, del mero accostamento di simboli.
Banca dati e un ingegnoso software
Ha scritto 85mila libri in cinque anni (da Repubblica.it)
Con un programma di sua invenzione, Philip M. Parker, un docente di Innovation, Business and Society presso l’INSEAD (con sede in Francia a Fontainebleau e a Singapore) in 5 anni ha pubblicato oltre 85.000 libri.
Ha pubblicato moltissimi dizionari, tra i quali addirittura un dizionario siciliano-inglese (200 pagine, 28,95 dollari su Amazon.com), libri di cruciverba in varie lingue, testi di medicina e moltissime analisi economiche ma anche studi su argomenti ristrettissimi come uno studio sui guanti di gomma in Polonia. Il funzionamento del software, almeno dal punto di vista teorico, è

piuttosto semplice: bastano un ricco archivio di dati e un programma in grado di selezionarli e trasformarli in un libro. Il software di sua invenzione pesca informazioni su un argomento a scelta in un database e poi, con una serie di procedimenti, realizza direttamente il testo. Il costo finale dell'operazione, stima Parker, è di circa 0,12 sterline (16 centesimi di euro). Anche le spese per il magazzino sono quasi inesistenti: il volume viene stampato esclusivamente quando qualcuno lo richiede.
(da Repubblica.it)
Homo Commercialis
Le sorti magnifiche e progressive del nostro sviluppo economico non hanno sempre portato con sé una evoluzione parimenti culturale. È vero, soprattutto negli ultimi decenni, l’area occidentale del globo ha portato avanti una riflessione sui diritti umani che ha cambiato le cose per molti esseri umani. Non solo, ha infatti anche esportato la cultura dei diritti in molti paesi, e pensate senza quasi mai avere bisogno delle armi. Il problema è che come sosteneva il pensatore ma soprattutto uomo d’azione Peter Parker: “ad un grande potere corrisponde una grande responsabilità”. Il potere tecnologico che ha acquisito una parte dell’umanità, necessiterebbe di una saggezza nel suo esercizio che non è stata ancora maturata. Allo stesso modo il benessere non è stato accompagnato dalla capacità di utilizzarlo.
Vengo al cuore del discorso. Nonostante crisi economiche, scarsità di lavoro, prezzi che aumentano, molte persone dispongono oggi di una discreta quota di tempo libero. Ma non sanno che farsene. O meglio credono di sapere che farsene, hanno una loro teoria. Infatti l’homo commercialis è colui che riempie il vuoto di senso con i pomeriggi domenicali trascorsi ai centri commerciali. Pensate che nei paesi latino americani dove il discorso religioso è molto complicato, l’architettura dei centri commerciali ha ripreso elementi dell’architettura sacra. Quel passaggio davanti alle vetrine dove il prodotto sta lì a suggerire che può soddisfare il proprio desiderio…
alt
.
desiderio
…
finora ho argomentato
adesso c’è il desiderio
cavolo
fregati
fregato
perché il desiderio frega chiunque
il desiderio è la condizione essenziale dell’essere umano
desiderio è mancanza
però se potessi soddisfare il mio desiderio!!
ma il desiderio è mancanza, è la mancanza in sé
oddio che bello quel cellulare
posso parlare con un sacco di persone, essere sempre online, raggiungere e raggiungibile
lo so che ti senti solo, sola, so che non riesci ad accetarlo
pensa che bello, tutti guarderanno il mio cellulare, si avvicineranno, mi considereranno perché non sono un poveraccio, una poveraccia
siamo tutti poveracci, appesi ad un parco filo, prova ad accettarlo, un po’ d’angoscia ma poi sarai tu, libero, libera, l-i-b-e-r-a-t-i
l’oggetto illude: colmerò quel vuoto, dopo starai meglio, ma quale meglio?!? Sarai fantastico…
dopo
che bello
lo voglio
la passeggiata al centro commerciale è il simbolo del disperato, compassionevole tentativo di colmare un vuoto con il nulla
nulla
si potrebbe godere, ci sono tanti modi e ciascuno può scoprirli
solo che tutti questi hanno a che fare
con lo stare soli
con la capacità di donarsi completamente all’altro (ad un altro che faccia la stessa cosa, ovvio)
lodato sia l’amore che non ha possessore né posseduta, ma entrambi si donano (J.L.Borges)
con l’oblio che può perdonare
con la memoria che accarezza
con l'abbraccio muto di un amico
mentre si cammina con il pane
o si danza con il vino
e di nuovo con lo stare soli
fino in fondo