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Nel mio lavoro, la realtà sta sempre sullo sfondo. Le figure in primo piano sono altre.
La realtà, tanto, è impossibile da vivere.
È solo perché ci costruiamo una strada, una piccola strada che ne lascia altre milioni fuori – che lascia fuori enormi pezzi di realtà – che riusciamo a vivere, in qualche modo.
Perciò viviamo in una porzione di realtà. È utile la metafora dei 5 sensi: ci sono una marea di elementi di questa realtà che non possiamo percepire.
Uno
- dico uno chiunque -
allora,
se lo capisce,
si arrende.
Se trova un buon amico, se lo tiene. Se si illude di avere più di tre o quattro amici, non può aver capito.
Perché abbiamo un limite. Abbiamo una pelle, non possiamo uscire di lì. Abbiamo un tempo, neanche da lì possiamo uscire. Ah, certo, uno – sempre quel chiunque – può essere ricordato anche dopo il suo tempo, anche per secoli. Ma chi se ne frega… qualcuno crede di conoscere Dante o Shakespeare? Voglio dire: chi conosce davvero gli esseri umani che furono? Chiunque, sempre lo stesso chiunque, conosce quello che hanno scritto, ma non come si svegliavano la mattina, che faccia di cuscino avevano dico, a che battute sorridevano, il loro inconfondibile tono di voce, come salutavano e come guardavano quando non volevano essere visti.
In realtà chiamiamo Dante, pensando di conoscerlo, un astratto amanuense dello spirito, che in quell’uomo ha ispirato i mezzi e la volontà per una scrittura così straordinaria. Null’altro. Un chiunque straordinario. Ma un chiunque, per noi.
La realtà è impossibile. Scegliere una strada, contemplando serenamente le altre rende questa vita, per quanto poco, possibile.

